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Epilogo…Blob della 27esima edizione del Bellaria Film Festival

Siamo giunti alla fine,è stata una settimana faticosa ed intensa.

Qui trovate un breve riassunto video del festival.

Riprese a cura di tutto lo staff, Montaggio : Giada Tartarini.

ciaoooooooooooooooooooooooo



CERIMONIA DI PREMIAZIONE: VINCITORI E VINTI

Sabato 6 Giugno, al cinema Astra, si è svolta l’attesissima serata di premiazione per i tre concorsi principali, “Anteprimadoc”, “Casarossadoc”, “Cortodoc”.

Alla mattina, i favoriti del concorso principale, sembravano essere due film presentati entrambi venerdì, “211 Anna” di Massimetti e Serbandini e “Io, la famiglia Rom e Woody Allen” di Laura Halilovic  (anche i due titoli più interessanti sulla carta, almeno per quanto mi riguarda). Le previsioni sembravano essere confermate, in quanto i due lavori si stavano spartendo la maggior parte dei riconoscimenti “minori”. All’ultimo momento, però, la giuria, capitanata da Giuseppe Bertolucci, dichiara che il vincitore del secondo premio è “Padre nostro” di Lo Giudice, mentre assegna il primo premio a “Molto visibile, segretamente nascosto” di Donatella Di Cicco. Non ho ancora avuto occasione di vederli, quindi non posso giudicare se i premi siano meritati o meno, ma prendo atto dell’esito sorprendente. Infatti, le pellicole vincitrici erano passate quasi in sordina. Sembra, però, che la giuria, nonostante abbia sottolineato l’importanza politica di “211 Anna”, non abbia avuto abbastanza coraggio, perchè ha preferito premiare due opere intimiste (almeno così sulla carta), invece di due film che affrontano tematiche sociali e attuali.

Per il secondo concorso, quello riguardante i dieci migliori documentari della scorsa stagione, “Casarossadoc”, la giuria polare, secondo alcune indiscrezioni, si è divisa tra “Rata nece biti” di Daniele Gaglianone e “Below Sea Levet” di Gianfranco Rosi (per molti i due migliori film del festival). Alla fine ha scelto il secondo, lasciando, secondo più persone ingiustamente, a mani vuote l’opera di Gaglianone. Una menzione speciale è andata giustamente a “Come un uomo sulla terra”, film stilisticamente molto semplice, ma importantissimo nei contenuti. Una delle più grandi pecche della giuria è quella di aver completamente ignorato “Armando e la politica” di Chiara Malta, uno dei pochi film che è riuscito ad essere interessante sia dal punto di vista formale che delle tematiche.

I premi distribuiti peggio, però, risultano quelli del concorso “Cortodoc”, con una giuria di redattori di “Film Tv”. Infatti, il primo premio è andato ad uno dei titoli meno meritevoli del concorso “Un mondo difficile”, lasciando completamente a mani vuote “Pentagrammare”.

Ecco la lista principali vincitori: 

Vela d’oro (“Anteprima doc”): Molto visibile, segretamente nascosto

Vela d’argento (“Anteprima doc”): Padre nostro

Premio “Casarossadoc”: Below Sea Levet

Menzione speciale “Casarossadoc”: Come un uomo sulla terra

Premio “Cortodoc”: Un mondo difficile

 …e ora, i vincitori morali:

Anteprima doc: “211 Anna”, “Io la mia famiglia Rom e Woody Allen”

Casa Rossa doc: “Rata nece biti”, “Armando e la politica”

Corto doc: “Pentagrammare”, “Ivan e Loriana”



Recensioni “Cortodoc”
Giugno 8, 2009, 12:26 pm
Archiviato in: Corto Doc

Per motivi di tempo, non siamo riusciti a recensire tutti i titoli del concorso “Cortodoc”. Per rimediare a ciò, ne commenteremo quattro, ovvero “Un mondo difficile” (vincitore del primo premio),  “Ivan e Loriana” (il quale ha avuto un riconoscimento minore), “La scuola fra le nuvole” e, infine, “Pentagrammare” (ingiustamente lasciato a mani vuote).

“Un mondo difficile”: questo documentario segue in una notte tre writers, che vanno a dipingere un treno in una stazione di Roma. Il regista Vincenzo Frenda ha dichiarato di voler raccontare, oltre al mondo dei writers, la periferia romana, usata da “campione” per tutte le periferie italiane. Lo scopo è riuscito a metà, in quanto gli obiettivi sono risultati troppi per un corto di dieci minuti, che alla fine non riesce a dire molto, neanche sui tre protagonisti.  Peccato, l’argomento è interessante, ma il risultato, anche formale, è piuttosto deludente. Primo premio immeritato.

“Ivan e Loriana”: i protagonisti del film sono due bambini sordomuti, a cui viene insegnato a parlare da alcune suore. L’opera segue queste piccole lezioni in modo semplice e sobrio, e riesce in dieci minuti, grazie a Ivan e Loriana e all’ottima scelta delle musiche, a coinvolgere lo spettatore. Il merito maggiore del documentario in questione è, però, quello di affrontare questo tema non cadendo mai nel patetico e, nello stesso tempo, senza essere neanche troppo freddo e distaccato. Insomma,  il regista Cattini riesce a mantenere l’equilibrio tra il coinvolgimento emotivo e la distanza necessaria per realizzare un lavoro del genere. Uno dei migliori titoli del concorso.

“La scuola fra le nuvole”: altro film del concorso dedicato alla scuola e ai bambini. La pellicola di Annamaria Gallone è ambientata tra le montagne del Marocco, dove c’è una piccola scuola per i figli dei contadini. Un modo per combattere l’analfabetismo e dare un po’ di speranza in un luogo dove regnano fame e miseria. L’opera risulta ben fatta, classica nello stile e con delle belle immagini. Titolo efficace.

“Pentagrammare”: dopo la proiezione fuori concorso e a sorpresa de “E il Dado?”, viene presentato nel concorso Corto doc, un altro film di Silvio Canini, Pentagrammare, terzo di una trilogia dedicata al mare. Tra le opere mostrare è la meno documentaristica e la più originale, tant’è che risulta quasi surreale e senza tematiche precise. La pellicola è un movimento di camera di 6 minuti, che inquadra il mare e alcuni bagnanti, con lo sfondo di una canzone e l’immagine dei riflessi del sole, i quali sembrano note musicali. Avrebbe meritato almeno un riconoscimento, mancato probabilmente per la mancanza di contenuti forti.



Recensione “Le bambine di Palmi” – Stella di Tocco
Giugno 8, 2009, 10:56 am
Archiviato in: Film in concorso | Tag: , ,

A Palmi, in provincia di Reggio Calabria, ogni agosto per la festa della Varia viene scelta una bambina, proclamata “Animella”, che rappresenti la Madonna nell’atto di ascesa al cielo. Si tratta di una vera e propria selezione, man mano le bambine che hanno ricevuto meno voti vengono scartate, fino ad arrivare alla scelta finale. L’Animella dovrà stare seduta su un seggiolino posto sopra una struttura scenica mobile alta più di quindici metri.

Stella di Tocco riprende con sguardo attento l’evolversi dell’evento, focalizzando l’attenzione sulla selezione dell’Animella.



Intervista a Silvio Canini
Giugno 6, 2009, 4:51 pm
Archiviato in: Diario di bordo | Tag: , ,

Silvio Canini è un fotografo e un regista cinmatografico, che qui a Bellaria ha presentato due film, uno “E il dado?” (tra i più carini del festival” e “Pentagrammare” (in concorso tra i cortometraggi). All’uscita dalla sala, gli ho posto alcune domande sui suoi lavori.

Com’è nata l’idea di “E il dado?”?

Il film è nato da un progetto fotografico. Un anno prima ero andato a Rubicone, dove vedevo che la gente toccava e aveva n “rapporto” personale con il busto di Giulio Cesare. Così, un anno dopo ho deciso di fare alcune interviste a proposito del personaggio. Ne ho realizzato 100 in sette domeniche.

Perchè lo schermo è stato diviso in due, con una parte filmata e l’altra con le fotografie?

Ho voluto mantenere una certa staticità, dal momento che la pellicola nasce da un progetto fotografico.

Parlami del film “Pentagrammare”.

E’ il terzo fim di una trilogia sul mare, che ho girato nel 2007. Gli altri due lavori sono Hypno-bici e Ain’t No Sunshine. In partcolare, Pentagrammare gioca sul fatto che i riflessi del mare sono come note musicali, ed è per questo tutto il film è musicato.

Che rapporto hai con il Bellaria Film Festival?

Io sono di Bellaria e prima frequentavo il festival come spettatore, poi negli ultimi anni ho partecipato direttamente, portando alcuni miei film.



Intervista a Laura Halilovic, AnteprimaDoc – Io, la mia famiglia rom e Woody Allen

Intervista alla giovane attrice 19enne Laura Halilovic.

Laura ha presentato al Bellaria Film Festival un documentario sulla storia della sua famiglia.

Una grande famiglia rom-bosniaca che dopo anni di vita nel campo nomadi si è spostata

Un viaggio intimo e personale in cui ci spiega anche la sua passione per Woody Allen che fin da piccola l’ha aiutata a capire cosa volova fare nella vita.



Recensione del film Below Sea Level di Gianfranco Rosi
Giugno 6, 2009, 3:16 pm
Archiviato in: Film in concorso | Tag: , ,

Racconto agghiacciante delle storie di alcuni homeless che si ritrovano a convivere in una sorta di comune hippie dei giorni nostri, situata a quaranta metri sotto il livello del mare , in una base militare dismessa a 250 km a sud est da Los Angeles. Sono dei reietti, dei vagabondi ma si portano dietro le loro storie, inquietanti e tristi allo stesso tempo. Rosi decide di non dare uno sguardo globale di tutta la comunità (che in inverno conta quasi 1.500 persone) ma di concentrarsi solo su 7 personaggi, creando adeguatamente il vuoto tra loro; in questo modo il paesaggio – luogo dove si consumano le loro sofferenze – diventa luogo assoluto, perso nel tempo e nello spazio. I protagonisti e la loro vicenda diventano così ” elissi senza tempo”, metafore di un presente vicino e spaventoso.



Intervista a Julien Temple

Incontro davvero emozionante con il guru Julien Temple, regista di documentari e videoclip sulla musica. Julien ci spiega come sia nata la sua passione verso il mondo della documentazione filmica e soprattutto ci racconta attraverso le sue immagini, l’atmosfera punk degli anni ‘70. Al Festival sono stati presentati contributi filmati come The Great Rock ‘n’ Roll Swindle, in cui Malcolm McLaren, manager dei Sex Pistols, mostra in dieci lezioni come truffare l’industria musicale, oppure il “rockumentary” The Filth and the Fury, collezione di materiali di repertorio che narrano tutta la storia di questa incredibile band.



Recensione – 211 Anna
Giugno 6, 2009, 8:46 am
Archiviato in: Film in concorso | Tag: , ,

Anna Politkovskaja è la 211° giornalista uccisa da quando è finita l’esperienza dell’Unione Sovietica, trattamento riservato alle persone scomode al governo. E’ della sua figura, delle sue inchieste, di suo marito (giornalista importante negli nni ‘80, durante la Perestrojka, ma in decadenza proprio quando la moglie diventa una cronista importante), che “211 Anna” (titolo davvero azzecato) parla. L’opera, però, non affronta solo questi temi, ma anche argomenti quali l’importanza del ruolo del giornalista, il regime di Putin, il popolo russo e, soprattutto, i rapporti tra Russia e Cecenia (compreso il comportamento dell’allora presidente di turno del’UE, Berlusconi). Il documentario è risultato talmente interessante, che dopo la proiezione al Palazzo del Turismo, si è svolto un lungo dibattuto con gli autori, fatto che potrebbe inserirlo tra i possibili vincitori del concorso “Anteprima doc”.

Stilisticamente, il film è piuttosto classico, in quanto unisce materiale di repertorio, interviste ad alcuni passanti russi e i due dialoghi con la Politkovskaja, realizzati da Serbantini, uno dei due registi del documentario. Tra le parti migliori della pellicola, però, ci sono quelle che trascendono dal docufilm, ovvero le scene in cui viene inquadrata una stanza buia con una voce fuori campo che legge un articolo, bellissimo, della giornalista russa. Un modo efficace e sentito per ricordarla e renderle omaggio.



Intervista a Riccardo Biadene, Casarossa – Come un uomo sulla terra

Il lungo e tragico viaggio di chi dal cuore dell’Africa ripone tutte le sue speranze nell’arrivo in Europa, attraverso i drammatici racconti di ragazzi etiopi giunti in Italia. Una realtà, quella delle migrazioni verso il così detto “Occidente”, costellata da sistematici abusi, stupri, torture, arresti e sfruttamenti. L’Italia, con il tacito consenso dell’Unione Europea, prova a risolvere il problema dell’immigrazione clandestina con generose donazioni alla Libia, nazione che non riconosce la Carta dei Diritti Umani ed è la nazione diretta responsabile di questi orrori.

Questi i temi del film, che dal punto di vista stilistico risulta molto semplice e sobrio, ma la mano dei registi si sente ugualmente, grazie ai numerosi primi piani e particolari sugli occhi dei protagonisti, che riescono a coinvolgere lo spettatore non solo razionalmente, ma anche emotivamente. Dal caloroso applauso che il pubblico gli ha riservato, “Come un uomo sulla terra” s’inserisce sicuramente tra i favoriti per il primo o secondo premio del concorso “Casa rossa doc”.