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LA MORTE CORRE SUL FIUME (The Night of the Hunter)

Regia: Charles Laughton
Cast: Robert Mitchum, Lillian Gish, Billy Chaplin
Sceneggiatura: James Agee, Charles Laughton
Anno: 1955
Genere: Noir
Durata: 93 minuti circa

Un uomo viene condannato a morte per rapina e omicidio, lasciando soli la moglie e i due figli. Prima di essere arrestato, l’uomo nasconde nella bambola di pezza della bambina i soldi rubati e fa giurare ai bambini di non parlare del denaro a nessuno.
In carcere, il condannato incontra Harry Powell (R. Mitchum), un ladruncolo assassino che si spaccia per pastore e, durante il sonno, gli rivela il segreto dei soldi, senza dirgli però dove sono stati nascosti.
Powell, uscito di prigione, si avvia alla conquista della vedova e, soprattutto, del denaro.
Unico film diretto dall’attore C. Laughton, La morte corre sul fiume è un noir molto particolare, piuttosto atipico per il suo genere, ma proprio per questo uno dei suoi capisaldi.
La pellicola narra la vicenda con lo sguardo dei due bambini, John (B. Chaplin) e Pearl (S. J. Bruce), diventando così una fiaba nera e gotica, con piccola morale annessa.
D’altra parte, il film inizia proprio con L. Gish che racconta un passo della Bibbia e raccomanda ai bambini di non fidarsi dei falsi predicatori: un’introduzione a quello che si vedrà e, allo stesso tempo, il significato più immediato dell’opera.
Questo non è il solo riferimento alla favola del film, basti pensare al protagonista Harry Powell, il quale rappresenta l’orco delle fiabe, minaccioso e pericoloso per i bambini e non solo.
Così, i due piccoli protagonisti scivolano in un incubo tale da farli sembrare una sorta di Hansel e Gretel moderni.
Questi espliciti riferimenti alla favola e alla fiaba mettono in risalto temi come la violazione dell’infanzia, la resistenza dei bambini e la loro iniziazione al mondo adulto: infatti, dopo l’incubo vissuto, John e Pearl avranno accesso, grazie alla custode di orfani ad un’educazione “normale”, la quale li porterà a diventare grandi.
I contenuti e le tematiche affrontate da Laughton sono però molteplici e trattano in modo più o meno diretto gli adulti e la società.
Intanto, La morte corre sul fiume è un film contrario al fanatismo religioso e ai predicatori improvvisati. Harry Powell usa infatti la religione per affabulare e ingannare il prossimo ed ha, inoltre, un rapporto con l’Alto tutto suo: come dice al condannato a morte, egli non viene con la parola, ma con la spada.
Si può capire così che il personaggio di Powell è in realtà piuttosto complesso, in quanto, oltre al suo fanatismo, mostra in modo esplicito la sua sessualità repressa e la sua impotenza, frustrazioni che muta in odio per le donne e per qualsiasi cosa che ricordi anche lontanamente il sesso, odio che giustifica a se stesso e agli altri con la religione, favorevole ai rapporti solo se servono a fare figli (in tal senso è davvero memorabile la scena della prima notte di nozze).
Powell è allo stesso tempo una persona carismatica, che riesce attraverso la storia della lotta tra l’amore e l’odio (sulle dita della mano sinistra ha scritto “Hate” e su quella della destra “Love”) ad affabulare masse e massaie ignoranti della provincia americana.
Laughton si diverte particolarmente a ironizzare sulla folla, una folla grezza e stupida, folla ben rappresentata da una pasticciera bigotta e pettegola, la prima a lodare e incoraggiare Powell, la prima a gridare e a guidare il linciaggio contro il finto pastore, una volta scoperto quello che stava per fare ai bambini.
Il film si mostra così davvero critico con le masse e con quell’America di provincia ignorante e feroce, pronta a credere a tutto e a tutti, salvo poi pentirsene e trasformare la delusione in odio violento: sembra quindi che la frase iniziale della Gish sia più rivolta agli adulti che ai bambini.
Da notare il fatto che il finto pastore viene presentato come una minaccia in quasi tutto il film, o attraverso una musica inquietante o attraverso l’ombra di Mitchum.
Come si sarà potuto notare, in questo caso l’utilizzo delle ombre e del sonoro è molto importante, non solo in quanto creano il climax giusto per la pellicola, ma anche perché rendono omaggio al cinema tedesco anni ’20 e ‘30: i canti e i richiami di Powell ricordano da vicino il fischiettio minaccioso di P. Lorre in M – Il mostro di Dusseldorf, alcune scenografie fanno riferimento all’espressionismo, ad esempio le pareti oblique della camera da letto di Powell e della vedova ricordano molto le ambientazioni de Il gabinetto del dottor Caligari (R. Weine, 1920).
Purtroppo questo è l’unico film diretto da Laughton, in quanto all’epoca fu un vero e proprio disastro commerciale, che distrusse la carriera da regista del grande attore.
Evidentemente, il film in questione è talmente ricco e complesso, sia dal punto di vista visivo che da quello dei contenuti, che risulta più apprezzabile oggi rispetto a ieri.
In definitiva, uno dei film più moderni della storia del cinema.


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