PRIMA PAGINA [The front page]

Regia: Billy Wilder
Cast: Jack Lemmon, Walther Matthau, Susan Sarandon
Sceneggiatura: I. A. L. Diamond, Billy Wilder
Fotografia: Jordan S. Croneweath
Montaggio: Ralph E. Winters
Anno: 1974
Produzione: USA
Casa di produzione: Universal
Genere: Commedia
Durata: 105 minuti circa
Formato: 2,35:1 Colore

Nel 1929 a Chicago sta per essere eseguita un’impiccagione ad un uomo accusato di aver ucciso un poliziotto. Naturalmente, tutti i giornali sono sul posto fin dalla vigilia per scrivere pezzi sensazionalisti su quello che sta accadendo. Il più accanito è il direttore dell’”Examiner”, W. Burns (Matthau), a cui però potrebbe mancare il suo giornalista migliore, H. Johnson (Lemmon), perché quest’ultimo sta per sposarsi. Burns farà di tutto per riaverlo in redazione.
Terzultimo film di Billy Wilder, “Prima pagina” è il remake di “La signora Venerdì” di Howard Hawks, a sua volta rifacimento di un film del ’31 di Lewis Milestone, inedito in Italia.
Nonostante sia un remake, l’opera di Wilder si differenzia molto da quella di Hawks, a cominciare dai protagonisti. Infatti, in “Prima pagina” i due personaggi principali sono due uomini, mentre nell’altro risultano un uomo e una donna, tant’è che Hawks concentra buona parte della sua commedia sul rapporto tra i sessi.
Lo stile, invece, nonostante le differenze di tono, rimane molto simile, in quanto entrambi i film hanno un’impostazione classica. Infatti, l’opera di Wilder, pur essendo del ’74, ha una regia che segue i tipici schemi hollywoodiani, utilizzando campi prevalentemente totali, americani e medi, e un montaggio lineare, che serve a far scorrere la vicenda nella maniera più fluida possibile. Inoltre, la regia di Wilder è “invisibile”, proprio come nella tradizione hollywoodiana, dove il pubblico doveva essere completamente coinvolto dal film, senza accorgersi di com’era impostata una determinata scena. Quasi tutti i registi americani dell’epoca avevano quest’idea, basti pensare a John Ford e ad Alfred Hitchcock, i quali consideravano un fallimento per un film o per una sequenza se lo spettatore si accorgeva di com’era realizzata la messa in scena.
“Prima pagina” si basa anche su schemi e tematiche tipici della screwball comedy degli anni ’30, in cui la donna è più indipendente, il matrimonio è basato anche sull’attrazione sessuale, i temi comici e romantici sono uniti, non separati. Se queste negli anni ’30 erano da considerarsi delle vere e proprie innovazioni, negli anni ’70, dove questi argomenti sono affrontati in modo ancora più forte ed esplicito, invece appaiono caratteristiche ormai un po’ anacronistiche, ed è per questo che Wilder sembra voler con questa pellicola fare un ritorno al passato.
Dal punto di vista dei contenuti, Billy Wilder firma una pellicola che affronta tematiche ricorrenti nella sua cinematografia, argomenti che troviamo soprattutto in “L’asso nella manica” (1951), anche questo ambientato nel mondo del giornalismo, ma avente toni molto più cupi e drammatici.
“Prima pagina”, tratta temi come il cinismo di cronisti e politici, con l’arma dell’ironia e della commedia satirica.
L’opera mostra come entrambe le categorie usano un evento come la pena di morte con opportunismo, la prima per vendere più copie, la seconda per avere più voti alle elezioni. In questo senso, una delle battute più taglienti risulta quella pronunciata da Matthau, in cui dice che bisognerebbe sostituire la sedia elettrica all’impiccagione, perché in questo modo i titoli dei giornali sarebbero migliori, in quanto più vari e fantasiosi.
Anche se il regista resta severo con il cinismo e l’arrivismo dei cronisti, “Prima pagina” rispetto a “L’asso nella manica” risulta meno duro, non solo per i toni più leggeri, ma anche perché riconosce l’utilità di un certo giornalismo. In fondo, Burns e Johnson vanno contro il potere di politici e sceriffi, stando dalla parte del condannato, mentre Tatum, il protagonista della pellicola del ’51, collabora con il potere fino alla fine, quando invece si pentirà per quello che ha commesso.
Wilder, però, non se la prende solo con politici e giornalisti, anzi, non risparmia neanche sceriffi e psichiatri. I primi vengono ritratti come degli idioti, i quali vedono comunisti bolscevichi dappertutto (anche se la vicenda è ambientata nel ’29, personalmente crediamo che questo sia un rimando alla guerra fredda, tema già affrontato in “Uno, due tre!”). I secondi, invece, vengono presi di mira per le loro teorie freudiane (c’è una leggenda che dice che quando Wilder faceva il giornalista a Vienna si era fatto cacciare via da Freud), che gli fanno vedere problemi legati all’infanzia e all’erotismo anche in un omicidio commesso per esasperazione.
L’altra caratteristica fondamentale del film è la coppia di protagonisti, Jack Lemmon e Walther Matthau, due attori che hanno lavorato assieme anche in altre pellicole di Wilder, tra cui in “Non per soldi, ma per denaro”, altra commedia tagliente sulle assicurazioni e la voglia d’imbrogliare per guadagnare di più. Lemmon, tra l’altro, è anche uno degli interpreti preferiti del regista, tant’è che è stato protagonista di altri suoi film, tra cui “A qualcuno piace caldo” e “L’appartamento”.
L’opera, pur essendo poco o per niente innovativa dal punto di vista estetico, è molto bella e gradevole, grazie ai due attori, alla sceneggiatura e ad un ritmo perfetto.
“Prima pagina” è uno di quei film che ad ogni visione si apprezza sempre di più, in quanto si scoprono particolari sempre nuovi, che non si erano notati in precedenza. D’altra parte, questo è il bello dei film classici, i quali ad una prima visione ti coinvolgono completamente nella storia, temi e personaggi, ma che ad ogni successiva visione ti permettono, se si sta particolarmente attenti, di scoprirne i segreti della regia e della messinscena.

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