INTRO NOIR: LE ORIGINI

Una delle questioni più dibattute sul noir riguarda le sue origini: qualcuno ritiene sia stato l’espressionismo tedesco a influenzare il genere americano, altri tendono invece a sminuirne l’importanza. Vediamo le argomentazioni d’entrambe le “correnti di pensiero”.

I film tedeschi dell’epoca, come Nosferatu (F. W. Murnau, 1922) o L’angelo azzurro (J. V. Sternberg, 1930), raccontavano storie in cui il protagonista, attratto dal male, scivolava in un vero e proprio incubo, in una tragedia allucinata da cui era difficile uscire.

Inoltre, Il gabinetto del Dottor Caligari (R. Wiene, 1920), film fondatore della corrente, gioca buona parte del suo fascino sull’ambiguità tra verità e menzogna, tra pazzia e “normalità”, grazie al fatto che la vicenda è narrata da un paziente di un manicomio, quindi il racconto non solo è soggettivo, non solo in flashback, ma poco credibile e più folle.

Ebbene, tali temi e caratteristiche sono tipiche anche del noir e, inoltre, molti registi importanti della corrente provenivano dalla Germania, come ad esempio Billy Wilder, Robert Siodmak, Edgar G. Ulmer, Fritz Lang, Otto Preminger, ecc.

In fondo, chi è la Lola del già citato L’angelo azzurro, se non l’antenata delle dark lady, delle femme fatale soggiogatrici di uomini, che li fanno andare verso un destino di perdizione, figure tanto tipiche del noir?

Molti hanno trovato una linea comune anche nello stile, dalle inquadrature distorte alla fotografia cupa e contrastata, in cui le ombre giocano un ruolo fondamentale.

I punti più deboli di tali argomentazioni riguardano il fatto che in realtà l’espressionismo è solo una delle correnti del cinema tedesco degli anni ’20 e ’30 e che in realtà ne sono esistite altre, come il Kammerspiel e la Nuova Oggettività.

Quindi, il noir attinge semmai alla cinematografia tedesca generale, non solo e non tanto all’espressionismo.

Sull’aspetto visivo, inoltre, molti critici non attribuiscono l’influenza del cinema tedesco sul noir: si è notato, infatti, che una certa fotografia tendenzialmente scura e costituita da ombre era già presente in alcuni film americani degli anni ‘30, ad esempio negli horror di Tod Browling, dove serviva per sottolineare situazioni con maggiori momenti di tensione.

Per quanto riguarda i flashback, l’influenza maggiore arriva dagli Stati Uniti, con una delle pellicole più importanti della storia del cinema, Quarto potere (O. Welles, 1941).

Il capolavoro di Orson Welles, oltre ad avere una fotografia molto dettagliata, costellata da ombre e da inquadrature distorte, è strutturato a flash back, il che rende la narrazione più enigmatica, meno lineare e, grazie al fatto che gli episodi sono raccontati da personaggi  diversi, più  soggettiva.

Ritornando in Europa, almeno un po’ d’influenza sul noir l’hanno esercitata alcuni film francesi del realismo poetico degli anni ’30, come ad esempio Il bandito della Casbah (J. Duvivier), Il porto delle nebbie (M. Carnè, 1938), Alba tragica (M. Carnè, 1939), di cui in America verranno fatti dei remake proprio negli anni ’40, tra cui quello di Fritz Lang, La strada scarlatta (1946), rifacimento più oscuro e tormentato dell’ironica tragicommedia di Jean Renoir, La cagna (1931).

Figura centrale di queste pellicole è Jean Gabin, attore che interpreta personaggi (banditi o fuggiaschi) distaccati e malinconici, follemente innamorati e, inevitabilmente, travolti da un tragico destino, personaggi, che, insomma, hanno più di una cosa in comune con i protagonisti di molti noir hollywoodiani.

Insomma, Germania, America e Francia: è da questi paesi e contesti culturali che deriva il noir, in un intreccio tale che risulta sempre difficile capire da dove il genere hollywoodiano abbia attinto di più.

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