ISAAC/GHANA

A diciassette anni sono andato in Libia e non è stato facile, tutti i giorni c’erano spari e bombardamenti e molti volevano ritornare nel proprio paese.
Io non avevo niente da cui tornare perché in Ghana ho dei problemi e non so nemmeno dove dormire giorno per giorno.
Inizialmente sono rimasto in Libia ma non ero libero, la polizia era sempre in agguato e bisognava continuamente scappare.
Ho deciso quindi di andare in Europa e sono arrivato in una città di mare per mezzo di una barca.
Il viaggio è stato molto duro e ventisei persone sono morte annegate. Io sono sopravvissuto.
Al mio arrivo a Lampedusa mi hanno preso le improte digitali per poi farmi proseguire per Genova e infine Savona.
Mi piace l’Italia, posso andare dove voglio senza la continua paura di essere catturato.
Io e la mia famiglia apparteniamo a una religione tradizionale; mio nonno era il re del villaggio e alla sua morte, essendo il promogenito, avrei dovuto essere seppellito vivo insieme a lui.
Per questo sono scappato, per questo non posso tornare.

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