LE BOMBE A SAVONA

IL NOVEMBRE DI SANGUE: SAVONA E IL TERRORISMO STRAGISTA

Un’esplosione. Vetri che si infrangono, finestre che cedono, avvolgibili che prendono il volo, mobili proiettati sull’asfalto macchiato di nerofumo. Fiamme, odore di polvere da sparo. Urla. Sirene di autoambulanze. Grida. Sangue.

Questo è ciò che accadde a Savona tra il 1974 e il 1975. Per un anno i savonesi vissero nel terrore.

COME IN GUERRA: IL NEMICO PUO’ ESSERE OVUNQUE

Gli eventi che in particolare scossero la nostra città nel novembre 1974 non si possono considerare come fatti esclusivamente di interesse locale. Perché le “bombe di Savona” (e “Le bombe di Savona” si chiama infatti il libro di Massimo Macciò che ricostruisce gli eventi di quella sanguinosa stagione), sono un unicum nel panorama della strategia della tensione che interessò i plumbei anni Settanta in Italia.

Tutto incominciò con un’esplosione in Via Paleocapa, nel portone del palazzo in cui abitava il senatore Franco Varaldo (Democrazia Cristiana): era l’aprile 1974. Ad agosto alcuni ignoti lanciarono due esplosivi al plastico nei pressi dei trasformatori elettrici della neo-costruita centrale termoelettrica di Vado Ligure: l’attentato fallì. Ma nessuno comprese che non si trattava di gesti isolati almeno fino a novembre, quando cioè in città deflagrarono una decina di ordigni che provocarono morti e feriti. Si rischiò la strage quando le bombe scoppiarono alle scuole Guidobono pochi minuti dopo che era finita una riunione, al palazzo della Provincia, sul viadotto ferroviario presso il Santuario, sul viadotto autostradale della Savona-Torino… e furono anche colpiti condomini e case private.

Grande sciopero nel centro di Savona negli anni Settanta.
Grande sciopero nel centro di Savona negli anni Settanta.

All’inizio del 1975 ancora esplosioni: una colpì un traliccio dell’Enel alla Madonna degli Angeli (lasciando al buio la FIAT di Vado e la Sarpom di Quiliano) e un’altra la fortezza di Monte Ciuto (edificio di rispetto e pellegrinaggio perché luogo di martirio di alcuni partigiani).

Con il tempo si profilò l’ipotesi inquietante che Savona, in quanto zoccolo duro della Sinistra a causa della sua forte matrice operaia e antifascista (nonché città di Sandro Pertini), fosse stata scelta dagli estremisti di Destra come “città laboratorio” per testare la reazione di una popolazione così politicizzata di fronte a una situazione tale di stress psicologico.

Sandro Pertini in visita alle scuole Guidobono pochi giorni dopo l'attentato terroristico.
Sandro Pertini in visita alle scuole Guidobono pochi giorni dopo l’attentato terroristico.

La psicosi dilagò, ma il panico non vinse. I cortei spontanei (circa 30.000 persone assistettero a un comizio antifascista in Piazza Saffi, come documentato da un servizio RAI trasmesso allora dal rotocalco Tv7), le “ronde” improvvisate dai ragazzi delle scuole, da semplici cittadini nei quartieri, dagli operai delle fabbriche attorno agli stabilimenti, spezzarono questo tentativo eversivo. L’esperimento fallì. La gente non si chiuse in casa terrorizzata, ma uscì fuori. E tra i più agguerriti in campo contro i terroristi ci furono proprio i dipendenti dell’Italsider, che fecero di tutto per portare avanti le pratiche legale atte a ricercare un colpevole.

SDEGNO UNANIME E SGOMENTO MA NESSUNO HA INCHIODATO I RESPONSABILI

Non vi è un caso simile da nessun altra parte in Europa. Qualcuno sostiene che nemmeno la Belfast degli anni Ottanta-Novanta è paragonabile al novembre di sangue di Savona per intensità degli attacchi.

La reazione determinante della popolazione savonese a 40 anni di distanza offusca però il tentativo di ricostruire le dinamiche terroristiche. Il processo è naufragato e nessuna forza politica sembra impegnarsi per riaprire il caso.

Negli anni infatti le indagini giudiziarie non approdarono a nulla. Nessun colpevole. Ma se la Giustizia era ed è impossibilitata a ricercare i responsabili per mancanza di prove certe, la Storia ha altri modi di assolvere o condannare. Alla verità storica infatti non si arriva necessariamente seguendo piste, pedinando sospetti, esaminando reperti o confrontando impronte digitali.

Scuole Guidobono: le autorità e le forze dell'ordine sul luogo dell'esplosione.
Scuole Guidobono: le autorità e le forze dell’ordine sul luogo dell’esplosione.
Il palazzo di Via Giacchero sventrato dall'esplosione che uccise Fanny Dallari.
Il palazzo di Via Giacchero sventrato dall’esplosione che uccise Fanny Dallari.
I pompieri evacuano gli inquilini del palazzo di Via Giacchero.
I pompieri evacuano gli inquilini del palazzo di Via Giacchero.
I primi soccorsi in Via Giacchero.
I primi soccorsi in Via Giacchero.

La Storia analizza se stessa. Ecco così che i tentativi di colpo di stato, l’organizzazione segreta Gladio, gli scandali politici che hanno coinvolto la città agli inizi degli anni Ottanta, finanche il caso della loggia massonica P2 non vengono interpretati come elementi indipendenti di diverse fasi del decorso storico, ma un unico sostrato in cui indagare pazientemente, come archeologi tra i sedimenti; un sostrato in cui le sorti di queste vicende si sono intersecate le une alle altre. Un’interessante, quanto poco conosciuta, ricostruzione di questo tipo fu scritta dall’avvocato Carlo Trivelloni nel 1983 con l’emblematico titolo “La loggia P2 e le bombe di Savona”.

Corteo antifiascista durante la visita di Sandro Pertini.
Corteo antifiascista durante la visita di Sandro Pertini.
Pertini nella "sua" Savona, accolto calorosamente dalla folla.
Pertini nella “sua” Savona, accolto calorosamente dalla folla.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini in visita a un ferito.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini in visita a un ferito.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini conforta un ferito grave.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini conforta un ferito grave.

La presenza di Edgardo Sogno in latitanza a Savona in seguito al suo tentativo di colpo di stato (il cosiddetto “golpe bianco”), la presenza di una forte concentrazione di poteri forti che nel 1983 si sarebbe palesata con lo scandalo giudiziario che coinvolse Alberto Teardo (capo Psi di Savona e Presidente della Regione Liguria) considerato un prequel della futura Tangentopoli, l’esistenza di una base militare USA a Pian dei Corsi, sulle alture di Calice Ligure, che secondo alcune illazioni conservava nelle sue viscere di cemento armato testate nucleari, tutto ciò alimentò e alimenta il mito di intrighi inquietanti a scapito dei cittadini-cavie.

UNA CITTA’ TENACE MA DALLA MEMORIA CORTA

Un triste primato, quello di Savona, che però la cittadinanza non sembra ricordare. E non solo e non tanto le giovani generazioni, quanto tutti coloro che superati gli “anta” da qualche tempo hanno vissuto sì la giovinezza tra gli scioperi, le contestazioni, i cortei e i fumogeni ma che di fatto non sono stati coinvolti più di tanto dal dramma. Tutto è poi scivolato via dalla memoria, travolto dall’onda emotiva dei fatti della vita di tutti i giorni.

Di tutto l’orrore di quei giorni è rimasta solo una stele, conficcata in un’aiuola compresa tra Via XX Settembre e Corso Tardy e Benech, a ricordare l’anziana Fanny Dallari, unica vittima degli attentati, perita all’ospedale dopo essere stata coinvolta nell’esplosione di Via Giacchero.

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