LA FORMA DELLA CITTA’

LA CITTA’ E LA SUA FORMA: SCELTE URBANISTICHE E OCCASIONI PERDUTE

La forma di una città è un continuo work in progress: ogni epoca, perfino ogni decennio aggiunge all’assetto precedente un qualcosa di nuovo, lo arricchisce di un piccolo o grande tassello di realtà che nel giro di poche generazioni diventa Storia.

L’unico modo per rendersi conto di tutto ciò in maniera concreta non è tanto – o almeno non è solo – guardare con occhi attenti la città di oggi, ma lasciarsi stupire da vecchie fotografie e immagini filmiche.

Ecco allora che, così facendo, appaiono evidenti le linee guida di una certa epoca ad esempio sul piano sanitario e ideologico. Infatti l’Urbanistica non è una disciplina lontana dal quotidiano: ne è anzi più che mai la base e il riassunto delle posizioni assunte dall’autorità del momento per comunicare uno stile, una condotta esistenziale. La forma di una città caratterizza e plasma il modo di vivere – perfino il carattere – di chi vi abita.

E Savona, che città è o è stata per i savonesi? La presenza delle fabbriche ha influito inevitabilmente, così come la loro scomparsa, sulle scelte istituzionali di riconversione e riqualificazione territoriale. Da città medievale e post-rinascimentale ha dovuto in fretta guadagnare terreno verso un più conveniente modo di razionalizzare gli spazi. E in questo caso “guadagnare terreno” non è un semplice modo di dire: demolizioni (lo sventramento dell’antico quartiere per dare vita a Via Paleocapa ad esempio) e nuove edificazioni (il quartiere operaio di Villapiana) contraddistinsero gli ultimi anni del XIX secolo.

Eppure oggi Savona sembra una città divisa in due, spezzata quasi, senza un vero centro città: il boom edilizio degli anni Sessanta e Settanta ha trasformato l’oltreletimbro ma ha sostanzialmente lasciato intatto il centro. Ma in verità qualcosa nel centro è cambiato da cento anni a questa parte: un intero quartiere e tutta la calata a mare è scomparsa. Perché?

Parte del quartiere dei Cassari prospiciente il vecchio ospedale.
Parte del quartiere dei Cassari prospiciente il vecchio ospedale.

Il quartiere dei Cassari era un popoloso agglomerato che si affacciava in parte su piazza Giulio II, piazza Cavallotti e rasentava la cattedrale. Percorso da alcuni caratteristici carruggi era sede di diverse attività quali forni, negozi artigiani (“cassari”, vale a dire falegnami, dovevano essere i più presenti nei secolo passati, tanto da ribattezzare il nucleo abitato) e perfino case chiuse. Lo scultore Antonio Brilla vi aveva dimora e il suo palazzo fu infatti appositamente riaddobbato, nella facciata, con diverse sculture. Certo, come in altre città, dai bassi giungevano spesso effluvi di stantio e l’umidità imperversava negli appartamenti e nei locali al pianterreno… ma non era certo un problema di ordine sanitario. E invece, in perfetta linea con la filosofia fascista del tempo (che con la scusa di “riqualificare” e “sanare” il centro storico di Roma dava il via a demolizioni incontrollate per far posto a Via dei Fori Imperiali e altri slarghi per adunate oceaniche) si diede il via alle demolizioni. Il piccone, nel giro di pochi mesi, sfrattati abitanti ed esercenti, cancellò dalla faccia della terra il quartiere dei Cassari.

La casa dello scultore Antonio Brilla è l'ultimo edificio ad essere demolito.
La casa dello scultore Antonio Brilla è l’ultimo edificio ad essere demolito.
La guerra impedì la realizzazione di un edificio governativo progettato dall'architetto Campora.
La guerra impedì la realizzazione di un edificio governativo progettato dall’architetto Campora.
Al posto del quartiere... un grande slargo per il mercato.
Al posto del quartiere… un grande slargo per il mercato.
Anni Cinquanta: si progetta il nuovo quartiere residenziale al posto dei pubblici uffici.
Anni Cinquanta: si progetta il nuovo quartiere residenziale al posto dei pubblici uffici.
Anni Sessanta: il nuovo volto dei Cassari.
Anni Sessanta: il nuovo volto dei Cassari.

Ovviamente le polemiche furono molte, ma vista la censura non si ebbe modo di rendere democraticamente discutibile l’irrevocabile decisione. Al suo posto sarebbe dovuto sorgere un palazzo governativo, un edificio in stile razionalista dell’architetto Luciano Campora. Ma poi, anche a causa dello scoppio della guerra, nulla si fece. Rimase solo una grande piazza in cui venne allestito il mercato. Soltanto negli anni Cinquanta-Sessanta si decise di riqualificare l’area costruendovi una scuola e una palazzina.

Pochi metri verso mare invece, proprio lungo la carrozzabile, il quartiere della darsena – ricco di edifici storici – subì sorte peggiore. Dopo aver sopportato pesanti bombardamenti nel corso della guerra che sventrarono gli edifici e causarono centinaia di morti e feriti, negli anni della ricostruzione furono sbrigativamente rasi al suolo: in verità si sarebbe potuto avviare un piano di ricostruzione e restauro, in quanto non tutti gli edifici risultavano compromessi irrimediabilmente, ma la fame, il bisogno primario di far lavorare l’ingente massa di disoccupati convinse l’amministrazione comunale del dopoguerra ad avallare l’ipotesi di demolizione. Come sarebbe stato il volto di Savona se quella zona fosse stata preservata è un mistero: ma proprio da quella scelta (e dalla successiva ricostruzione con palazzine convenzionali di scarso impatto estetico) probabilmente ha preso il via il grande piano di espansione edilizia degli ultimi cinquant’anni.

Piazza delle Erbe, tra la Torre del Brandale e via Gramsci.
Piazza delle Erbe, tra la Torre del Brandale e via Gramsci.
Piazza delle Erbe in procinto di essere demolita.
Piazza delle Erbe in procinto di essere demolita.
Demolizione del quartiere lungo Via Gramsci (anni '50).
Demolizione del quartiere lungo Via Gramsci (anni ’50).
Lo spettrale aspetto del borgo medievale dopo i bombardamenti.
Lo spettrale aspetto del borgo medievale dopo i bombardamenti.
Anni '50: uno nuovo aspetto… più convenzionale.
Anni ’50: uno nuovo aspetto… più convenzionale.
Il Brandale e le due torri superstiti: prima della guerra qui c'era un fitto intrico di vicoli e un corposo agglomerato di case.
Il Brandale e le due torri superstiti: prima della guerra qui c’era un fitto intrico di vicoli e un corposo agglomerato di case.
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