Archivi categoria: Ambiente territorio e paesaggio tra cinema e fotografia

WEST COAST 01 – MARGONARA

L’inchiesta sul caso emblematico del progetto di Porto Turistico in progetto in zona Margonara a Savona, tra le baracche dei pescatori e il grattacielo di Fuksas.

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Il territorio della rappresentazione nell’inchiesta televisiva, nel cinema documentario e nel cinema di finzione, Fabio Caramaschi

L’inchiesta giornalistica e il cinema documentario condividono alcuni aspetti estetici e stilistici, al punto che i due generi, pur essendo distinti e a volte addirittura antitetici, finiscono spesso per essere confusi nella percezione del pubblico e persino degli addetti ai lavori. Il giornalista dell’inchiesta televisiva e in molti casi anche il documentarista pretendono di presentare al loro pubblico non una rappresentazione, quanto piuttosto la realtà stessa. In questo breve intervento vorrei mostrare attraverso la comparazione di un inchiesta giornalistica e di un documentario come la pretesa “realtà” dell’inchiesta e del documentario sia anch’essa sostanzialmente una convenzione, che non di rado si riesce ad ottenere solo attraverso una catena di artifici e di falsificazioni di cui il pubblico è tenuto all’oscuro. La scelta del soggetto, l’avvicinamento alla sua realtà sociale e territoriale, il tentativo di condizionarne i comportamenti nella rappresentazione, ma soprattutto la costruzione narrativa del senso attraverso la fase del montaggio sono i momenti essenziali del complesso processo di rappresentazione che porta alla produzione di ogni prodotto audiovisivo non fiction, sia esso un’inchiesta oppure un documentario. Nel documentario, tuttavia, la possibilità da parte dell’autore di rivendicare esplicitamente un proprio punto di vista personale sulla storia raccontata è maggiore per l’appartenenza del documentario alla grande famiglia della narrazione cinematografica e delle sue convenzioni. Nell’inchiesta giornalistica classica, invece, la pretesa oggettività imposta dalla deontologia giornalistica, porta al sistematico nascondimento dell’intervento dell’autore e del suo punto di vista, relegato al tradizionale spazio della voce fuori campo, luogo in cui il senso viene imposto a lato se non addirittura sopra la rappresentazione del reale. In alcuni miei film documentari, da Residence Roma del 2001 a Solo andata del 2010, ho scelto di condividere parte degli strumenti della rappresentazione con gli stessi soggetti rappresentati, coinvolgendoli nelle riprese, perchè questa mediazione tra la complessità irriducibile del reale e la struttura narrativa della rappresentazione fosse affidata ad un punto di vista interno alla storia, in cui il pubblico potesse identificarsi. Ma, ancora una volta, questo procedimento è dichiaratamente inserito in una costruzione narrativa che utilizza la realtà solo come un materiale di partenza del percorso comunicativo che porta alla rappresentazione.

Il linguaggio dell’inchiesta, Silvia Caracciolo

L’inchiesta può avere molti generi da quella giornalistica, a quella sociologica fino a quella antropologica/etnologica e può essere costruita con diverse strutture narrative più o meno canonizzate a seconda del genere a cui appartiene. In apertura analizzeremo brevemente questi generi per evidenziare i sottili confini tra un genere e l’altro concentrando l’attenzione sul rapporto con il territorio dove l’inchiesta si svolge e la relazione che si stabilisce tra i realizzatori e i soggetti da rappresentare. Parleremo delle dinamiche che si mettono in gioco quando si vogliono raccontare storie del e dal reale analizzando in particolare le tecniche di avvicinamento e di relazione con il soggetto all’interno del suo territorio. L’analisi dell’inchiesta su Corviale ci offrirà la possibilità di discutere queste dinamiche in una concreta esperienza sul campo.
Si approfondirà poi l’importanza di assumere un atteggiamento etico nei confronti del soggetto, cioè un proprio codice di comportamento da applicare sia in fase di ripresa che in fase di montaggio, che influenza in maniera determinante il linguaggio dell’inchiesta. Decisiva anche in questo senso è l’importanza dei nuovi media e del web 2.0 per la possibilità che offre ai soggetti di rivedersi, anche al di fuori della messa in onda. Ma è soprattutto l’enorme ampliamento dell’uso delle tecniche di ripresa digitale ad avere cambiato per sempre il linguaggio dell’inchiesta e dell’audiovisivo in generale, dal punto di vista dell’autore come quello dello spettatore.

Documentare il territorio. L’uso delle immagini in movimento per narrare un ambiente, Elisa Nicoli

“CamminAmare Liguria è un’esperienza nata un po’ per caso dall’incontro con il camminatore fotografo Riccardo Carnovalini. Ci siamo conosciuti a novembre 2007 ed assieme abbiamo costruito il progetto di cammino lungo tutte le coste della Liguria, con lo scopo di documentare lo stato ambientale di questa regione. Io ho imbracciato la telecamera e sono partita assieme a Riccardo e ad alcune altre persone che si sono man mano aggiunte. 19 giorni di cammino per 390 chilometri. Documentare camminando su di un percorso obbligato è un’esperienza molto intensa e molto faticosa. Bisogna affinare la propria capacità di cogliere gli elementi più importanti nel corso di una giornata. Senza poter tornare indietro. Dopo CamminAmare Liguria ho fatto altri 3 cammini e realizzato altri 2 documentari, En Viatge e Vòutz en Viatge, entrambi sulla minoranza linguistica occitana. Il terzo è ancora da montare e avrà come oggetto la minoranza linguistica francoprovenzale e il cammino che è stato organizzato nell’estate del 2010 nelle terre dove viene parlata questa lingua”.

La fotografia per la documentazione del paesaggio e dell’ambiente, Riccardo Carnovalini

Carnovalini racconta la sua trentennale esperienza di fotografo di paesaggio. Dall’inizio degli anni Ottanta attraversa a piedi il territorio e lo fotografa non alla ricerca di scatti sensazionali, frutto di luci ed effetti particolari, ma con l’intenzione di capire e documentare la straordinaria varietà geografica e ambientale del nostro Paese. Anno dopo anno ha preso corpo il suo archivio e, di pari passo, la consapevolezza di fotografare un Paese eccezionale ed eccezionalmente sconosciuto. Sconosciuto, quindi non amato e alla mercè di coloro che usano il territorio solo come strumento per fare affari. La documentazione fotografica diventa importante perché travalica le posizioni politiche e consente, anche attraverso i confronti, di ristabilire una verità solo raramente espressa.

Comunicare l’ambiente per immagini, Alessandro Beltrame e Felice Rossello

Attraverso la visione di alcuni trailer si introduce il discorso di “documentare l’ambiente”, con un’attenzione particolare alla responsabilità personale di ognuno come divulgatore, per cercare di fare la propria parte, senza aspettare che le istituzioni o chi per loro si muovano per forza. Talvolta, vi è anche la possibilità di riscontri economici attraverso la realizzazione progetti di valorizzazione ambientale, al riguardo vengono illustrati esempi e produzioni recenti concrete. Il tutto è inserito nell’ottica di raccontare la propria esperienza personale, ma anche di fornire suggerimenti a chi si interessa del non facile mondo delle produzioni Tv, dei documentari, ecc… e all’uso di quelli che potrebbero essere validi strumenti per comunicare una certa sensibilità verso l’ambiente.
Con proiezione di:
Alaska Black Heaven. La situazione in Prince William Sound (in Alaska) 20 anni dopo la petroliera Exxon Valdez e il disastro ecologico che ha colpito 2500 km di coste.
Blu Patagonico, (Patagonia Ice Caves Project). Trailer di una spedizione scientifica in Patagonia, alla ricerca delle caverne di ghiaccio nei ghiacciai dello Hielo Continental Sur.
Uomini e Lupi . Il re-inserimento del lupo nei nostri territori e i suoi effetti: competizione con l’uomo e strategie di convivenza, ma anche strumento di valorizzazione e di nuove economie sul territorio.

Di seguito potete trovare i link ai video presentati durante la relazione da Alessandro Beltrame ed al suo canale su Vimeo.

Uomini e Lupi – Ho sognato le mie montagne

Patagonia Ice Caves Project 2010

Alaska the Spill, 20 years later

Alessandro Beltrame on Vimeo.