Archivi categoria: LabAudioVideo Buster Keaton

MODULI FORMATIVI /// LABORATORIO AUDIOVISIVI BUSTER KEATON

man-ray1
Ripartono i Moduli Formativi del Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton.

In questo anno accademico le attività proposte dal Laboratorio sono di tre tipologie.

arri

1. Modulo Audiovideo Base

Il Modulo Audiovideo Base propone un percorso formativo in grado di fornire una alfabetizzazione al linguaggio audiovisivo pratico.

Il Modulo Base si sviluppa in 5 incontri di 4 ore ciascuno, per una durata totale di 20 ore.
Le attività del Modulo Base sono di tipo individuale.

Nei primi tre incontri sarà necessario elaborare un progetto per un micro-video di un minuto (60″) che abbia come tema il Campus Universitario di Savona.
Verranno realizzate le riprese e il montaggio direttamente dagli studenti.

Sarà vostra cura presentarvi al primo incontro con una o più tracce musicali su penna USB, utili eventualmente per il montaggio del vostro video.

I successivi due incontri saranno dedicati alla realizzazione di un trailer a partire da un film di vostra scelta.

Sarà vostra cura portare al Modulo un film in DVIX su penna USB.

Si consiglia di controllare online i lavori dei vostri colleghi che negli scorsi anni hanno partecipato ai moduli formativi e alle attività del Laboratorio Buster Keaton in generale:

BLOG LABORATORIO

CANALE YOUTUBE LABORATORIO

PAGINA FACEBOOK LABORATORIO

arri2

2. Modulo Audiovideo Avanzato

I progetti del Modulo Audiovideo Avanzato sono rivolti agli studenti che abbiano già frequentato il Modulo Audiovideo Base, e possono essere sviluppati individualmente o in gruppo, per tesi, esami, tirocini o progetti autonomi degli studenti.

Il Modulo Avanzato può inoltre essere promosso su stimolo del Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton.

 

nagra1

3. Modulo Audiodoc

A partire da quest’anno sono in corso di attivazione i moduli dedicati all’audiodocumentario.
Il corso, che si sviluppa in tre incontri di 4 ore ciascuno, porta alla realizzazione di un breve prodotto audio di narrazione documentaria.

 

SOUNDCLOUD LABORATORIO

Si consiglia l’iscrizione al gruppo del Laboratorio Buster Keaton su facebook. Il sistema più rapido per restare aggiornati in merito alle attività del Lab:

GRUPPO FACEBOOK LABORATORIO

Per le iscrizioni ai moduli, ulteriori richieste informazioni e qualunque chiarimento:

diego.scarponi [at] unige.it

Annunci

ALFABETO CAMALLO, noi eravamo tutto

Alfabeto Camallo, terzo documentario dopo L’Età del Ferro e Memoria
Fossile, chiude idealmente la serie documentaria iniziata a partire dalla
raccolta di testimonianze orali La Fabbrica e la Città Porto.

Questo archivio di memorie audiovisive, realizzato dal Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton, ripercorre oltre 150 anni di storia savonese attraverso le voci di chi ha vissuto e studiato la Fabbrica dell’ILVA e la Compagnia Portuale Pippo Rebagliati.
Quasi cento testimonianze, decine di filmati, tutti pubblicati online sul canale youtube del Laboratorio Buster Keaton.

 

L’ILVA e il porto sono stati senza dubbio i luoghi principali del lavoro di
massa della città di Savona nel ‘900, centri di gravità di un territorio per
oltre un secolo. Inevitabilmente, sono due luoghi che ci permettono di
evidenziare la personalità e il carattere di questa città, che da essi è stata fortemente segnata. In positivo e in negativo, nella buona e nella cattiva sorte.

Attraverso le voci di decine di testimoni, di immagini, filmati di archivio e di riprese girate oggi entriamo nel cuore del porto di Savona, scoprendo un ambiente di lavoro e di vita che resta generalmente celato ai più, oltre i confini della dogana portuale. Il porto rappresenta la porta di accesso della città al Mediterraneo, e i camalli sono i custodi dei suoi segreti.

Il film è dedicato al lavoro di Angelino De Rosas, che ha ripreso il porto di Savona con la sua macchina da presa Super8 oltre 50 anni fa e ci ha lasciato una memoria in immagini di inestimabile valore.

Il Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton ha sede al Campus Universitario di Savona presso il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Genova.
Il film è stato coprodotto dalla Associazione Culturale Geronimo Carbonò e da gargagnànfilm, e realizzato grazie al contributo di Fondazione de Mari,
Compagnia Unica Lavoratori Portuali Pippo Rebagliati, CRAL Pippo Rebagliati e Gruppo Ormeggiatori del Porto di Savona e della Rada di Vado Ligure.

Alfabeto Camallo, noi eravamo tutto
Un film di Diego Scarponi
Riprese di Alessandro Ingaria e Sandro Bozzolo
Montaggio di Lorenzo Martellacci
Ricerche di Andrea Corsiglia
Filmati di archivio di Angelino de Rosas, Pino Cirone e Cineteca di Bologna
Illustrazioni Walter Morando e Alex Raso
Voce off di Alexandra Almosnino e Flavio Isopo
Musiche Piero Ponzo e Olmo Martellacci
Sound design Jan Maio
Prodotto da Associazione Culturale Geronimo Carbonò, Laboratorio Audiovisivi
Buster Keaton, gargagnànfilm
Realizzato con il contributo di Fondazione de Mari, Compagnia Unica Lavoratori
Portuali Pippo Rebagliati, CRAL Pippo Rebagliati e Gruppo Ormeggiatori del
Porto di Savona e della Rada di Vado Ligure
Con il sostegno di Università di Genova, Corso di Laurea in Scienze della
Comunicazione
Evento realizzato con il patrocinio del Comune di Savona

MEMORIA FOSSILE

Siamo di fronte ad una civiltà del passato, estinta. Ciò che rimane di questa civiltà, che viveva di ferro e di fuoco, è una città, o meglio i suoi resti. Per rintracciare le prove della sua esistenza, abbiamo solo le tracce che questa civiltà ha lasciato dietro di se. Immagini, testimonianze, suoni, che sono – inevitabilmente – reperti stratificati di un mondo che è scomparso.

 

MEMORIA FOSSILE PIC 003.jpg

 

Un film di Diego Scarponi prodotto da gargagnànfilm e Geronimo Carbonò realizzata grazie al contributo di Fondazione De Mari e al sostegno di Università degli Studi di Genova, Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.

 

RIBELLI E FUORILEGGE

RIBELLI E FUORILEGGE
La cospirazione partigiana 1943 – 1945

I compagni fermi al passo
della Mezzaluna
sono tutti intorno a Lupo Rosso
e hanno seguito il racconto
senza tirare il fiato.
Alle volte Lupo Rosso
esagera un po’ le cose che racconta,
ma racconta molto bene.
Italo Calvino
‘Il sentiero dei nidi di ragno’

Ora disponibile in visione completa, libera e gratuita il doc Ribelli e fuorilegge, la cospirazione partigiana 1943-45, prodotto dal Comitato ANPI Savona, in collaborazione con Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton, Associazione Culturale Geronimo Carbonò, gargagnànfilm, Marinus

 

 

RIBELLI PIC 004.png

 

 

RIBELLI E FUORILEGGE
la cospirazione partigiana 1943 -1945

una produzione

ANPI Comitato Provinciale Savona
Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton
Associazione Culturale Geronimo Carbonò
gargagnànfilm
Marinus

realizzato con il sostegno di

Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione
Dipartimento di Scienze della Formazione
Università degli Studi di Genova
Campus Universitario di Savona

con la partecipazione di

Adriana Colla ‘Vittoria’
Luigi Pezza ‘Ivan’
Narciso Vignola ‘Jena’

Oreste Arnello ‘Leoncino’
Adriano Brignone ‘Brin’ / ‘Vampa’
Luigi Gaggero ‘Secondo’
Sergio Leti ‘Gin’
Renzo Marenco ‘Lory’ / ‘Morgan’
Enrico Mirengo ‘Rimini’
Settimio Pagnini ‘Otto’
Anna Pirc ‘Ester’ / ‘Diana’
Giovanni Romano ‘Milano’
Gianfranco Sangalli ‘Diego’
Armando Tribuna ‘Nando’

Maria Bassignana
Filippo Bonifacino ‘Lupo’
Francesco Brignone ‘Fresa’
Aldo Ferrari
Walter Grillotti
Gianmatteo Oddone ‘Lince’
Ildo Ranuschio
Adriano Tardito

partigiani

un film di Diego Scarponi

fotografia Alessandro Ingaria
montaggio Lorenzo Martellacci
musiche Serena Gargani
illustrazioni Rocco Martellacci
sound design Marco Lo Baido
animazioni Davide Rossi

si ringrazia

Samuele Rago
Stefano Nasi
Gianni Ferrando

***

dedicato a chi lotta per la libertà

LA FABBRICA E L’ARTE

LE ARTI E LE MACCHINE: L’ITALSIDER DA CALDER A CALVINO

Il rapporto tra mondo artistico e mondo industriale nella seconda metà del XX secolo nel nostro Paese è stato senza dubbio di qualità: nomi come Pasolini, Testori e Ottieni sono legati ad opere ambientate nel mondo operaio e proletario del secondo dopoguerra e del boom; Fortini e Volponi risentono invece dei mutamenti che l’avvento della modernità industriale ha prodotto nel quotidiano e nell’interiore, uno straniamento di cui a volte l’uomo è complice e altre volte vittima; il “gruppo 63″– con la dissoluzione del registro linguistico e semantico convenzionale – trasmette la straordinarietà, nel bene e nel male, di questa nuova fase socioculturale dominata da catene di montaggio, file di dipendenti in coda per timbrare il cartellino, alienazione, sgomento verso la tecnologia ecc.

In campo cinematografico, con documentari (spesso girati a inizio carriera da futuri grandi registi, come “La via del petrolio” di Bernardo Bertolucci o il girato per Edison di Ermanno Olmi), film politicamente impegnati sulle condizioni di vita di operai e dipendenti (si pensi alla Wertmuller) oltre che servizi giornalistici trasmessi in TV, si può cogliere il senso di quel periodo a volte rimpianto e a volte disprezzato della nostra storia.

Il mondo dell’arte pittorica e plastica, a partire dall’utilizzo massiccio di materiali “moderni” come le lastre di polipropilene combuste di Burri e lo sgargiante utilizzo degli acrilici nella pop art, si impossessò anch’essa della contemporaneità. Più interessante il caso di industrie che si sono impossessate di artisti.

SE L’ARTISTA E’ ASSUNTO COME UN OPERAIO

Tale desiderio – frutto di ragionate strategie di marketing che volevano fosse evidente che le istituzioni erano non solo vicine all’opinione pubblica, ma quasi a suo servizio – era di cercare di inserirsi il più possibile nel settore sociale e culturale della nazione come vero fattore propulsivo oltre all’aspetto economico. Per la prima volta nella storia italiana il concetto di “comunicazione” aziendale – ancora identificato con la mera propaganda – fece il suo ingresso nelle menti dei creativi stipendiati dalle grandi industrie come Italsider, Pirelli, Olivetti e FIAT; i risultati, per quanto riguarda Italsider, furono assai particolari: uno stuolo di artisti furono assoldati per lavorare negli stabilimenti con le maestranze (o comunque servendosi di esse) sfruttando il materiale stipato in magazzini e piazzali. Beverly Pepper a Piombino, Arnaldo Pomodoro a Lovere, Ettore Callo a Bagnoli, David Smith a Voltri; e poi ancora Eugenio Carmi, Lynn Chadwick, Nino Franchino a Cornigliano e Alexander Calder, Pietro Consagra, Carlo Lorenzetti a Savona.

Il Teodolapio, ancor oggi presente a Spoleto nella piazza della stazione ferroviaria.
Il Teodolapio, ancor oggi presente a Spoleto nella piazza della stazione ferroviaria.

Particolarmente gustosa risulta essere la testimonianza dell’artigiano savonese Romano Mirengo, di fatto il vero esecutore di una delle più grandi sculture mai realizzate al mondo: il Teodolapio. Realizzato su bozzetto di Calder a Savona, questo enorme animale stilizzato – quasi un dinosauro che oggi, consci di quanto accaduto, potremmo definire quasi un fossile di un mondo perduto per sempre – fu avventurosamente montato nel piazzale antistante alla stazione ferroviaria di Spoleto in occasione del “Festival dei due mondi” negli anni Sessanta e da allora lì giace come monito di un passato scomparso sia dalla realtà di tutti i giorni che dalla memoria degli italiani.

L’INVISIBILE ITALSIDER DI ITALO CALVINO

A principio degli anni Settanta, Italo Calvino (uno dei più stimati e celebrati scrittori italiani nel mondo) fu invitato dai vertici dell’Italsider a recarsi sulle terrazze della fortezza del Priamar per dare un’occhiata al lavoro in fabbrica dall’alto e poterne prendere spunto per un articolo sulla storia e sulle tradizioni della Provincia di Savona che gli era stato commissionato.

Per Calvino il savonese non era un territorio estraneo: originario di Sanremo, passò più di vent’anni della sua vita nel Ponente ligure prima di entrare a lavorare all’Einaudi e vedere stampato il primo romanzo: “Il sentiero dei nidi di ragno”. E alla sua Liguria dedicò diverse pagine delle sue opere (da alcuni racconti a “La speculazione edilizia”, dal “Barone Rampante” al “Visconte dimezzato”) oltre che saltuari interventi di tipo giornalistico o storico, come nel caso della collaborazione con Folco Quilici per il volume fotografico “Liguria” (e per il film-documentario “L’Italia vista dall’alto-Liguria” del 1973, prodotto da Esso Italiana).

L'Italsider dalla terrazza del Priamar: da qui Calvino contemplò lo stabilimento.
L’Italsider dalla terrazza del Priamar: da qui Calvino contemplò lo stabilimento.

«Sopra e sotto di me sono dirupi scoscesi. Mi trovo su un promontorio della costa, in un punto dove s’ apre uno slargo, una terrazza sul mare; in alto, sui dirupi, ci sono delle muraglie molto alte, biancogrigie, tutto in giro un sistema di fortificazioni, mezzo inghiottite dalle piante che crescono tra i muri e sui pezzi di prato: agavi grigie che divaricano al sole la corona delle lance, qualche basso fico che espande la sua cupola d’ ombra, contorcendosi fino a toccare terra con le foglie cariche di lattice. In basso, a picco sotto i muraglioni della fortezza, un cortile di fabbrica, dove vengono depositate delle sbarre di ferro, e un’ alta struttura con un ponte e una cabina sollevabile, tutto in ferro. Al di là comincia il mare che occupa tutto il resto del campo visuale: alto d’ orizzonte, con navi alla rada un po’ sfocate dalla foschia. In cielo volano i gabbiani».

La zona portuale negli anni Settanta: l'Italsider è in primo piano.
La zona portuale negli anni Settanta: l’Italsider è in primo piano.

Così scrisse Calvino nell’articolo “Savona: storia e natura”. La strenna dell’Italsider “Ferro rosso, terra verde” uscì nel 1974 e non è un caso che in questo così breve intervento ci siano evidenti richiami a uno dei suoi massimi capolavoro: “Le città invisibili”. Pubblicato nel 1972, sembra ancora pervadere le righe che trattano di Savona. Mentre getta l’occhio alle alture che svettano verso la Val Bormida, verso la rada di Vado ingombra di pontili e petroliere (e aggredita da ciminiere e cave), verso l’isola di Bergeggi e le propaggini del Malpasso di Capo Noli che sbarrano lo sguardo al Finalese sembra di avvertire, in sottofondo, un eco di città improbabili e meravigliose al contempo: là dove ci sono cantieri edilizi e impalcature sembra di entrare a Bauci (dove i cittadini non toccano mai terra, come Cosimo Piovasco di Rondò), immersi nel caos visivo di cartelli stradali indicanti fabbriche e banchine ci si ritrova a Tamara (un fitto involucro di segni) e tra i cumuli di rifiuti e le ingombranti masse dei bidoni della “rumenta” è inevitabile ripensare a Leonia (la città immondezzaio).

Così, grazie a Calvino, Savona e l’Italsider (città nella città) entrarono a far parte delle città invisibili: a tratti insediamenti reali, a tratti frutto della fantasia.

LE BOMBE A SAVONA

IL NOVEMBRE DI SANGUE: SAVONA E IL TERRORISMO STRAGISTA

Un’esplosione. Vetri che si infrangono, finestre che cedono, avvolgibili che prendono il volo, mobili proiettati sull’asfalto macchiato di nerofumo. Fiamme, odore di polvere da sparo. Urla. Sirene di autoambulanze. Grida. Sangue.

Questo è ciò che accadde a Savona tra il 1974 e il 1975. Per un anno i savonesi vissero nel terrore.

COME IN GUERRA: IL NEMICO PUO’ ESSERE OVUNQUE

Gli eventi che in particolare scossero la nostra città nel novembre 1974 non si possono considerare come fatti esclusivamente di interesse locale. Perché le “bombe di Savona” (e “Le bombe di Savona” si chiama infatti il libro di Massimo Macciò che ricostruisce gli eventi di quella sanguinosa stagione), sono un unicum nel panorama della strategia della tensione che interessò i plumbei anni Settanta in Italia.

Tutto incominciò con un’esplosione in Via Paleocapa, nel portone del palazzo in cui abitava il senatore Franco Varaldo (Democrazia Cristiana): era l’aprile 1974. Ad agosto alcuni ignoti lanciarono due esplosivi al plastico nei pressi dei trasformatori elettrici della neo-costruita centrale termoelettrica di Vado Ligure: l’attentato fallì. Ma nessuno comprese che non si trattava di gesti isolati almeno fino a novembre, quando cioè in città deflagrarono una decina di ordigni che provocarono morti e feriti. Si rischiò la strage quando le bombe scoppiarono alle scuole Guidobono pochi minuti dopo che era finita una riunione, al palazzo della Provincia, sul viadotto ferroviario presso il Santuario, sul viadotto autostradale della Savona-Torino… e furono anche colpiti condomini e case private.

Grande sciopero nel centro di Savona negli anni Settanta.
Grande sciopero nel centro di Savona negli anni Settanta.

All’inizio del 1975 ancora esplosioni: una colpì un traliccio dell’Enel alla Madonna degli Angeli (lasciando al buio la FIAT di Vado e la Sarpom di Quiliano) e un’altra la fortezza di Monte Ciuto (edificio di rispetto e pellegrinaggio perché luogo di martirio di alcuni partigiani).

Con il tempo si profilò l’ipotesi inquietante che Savona, in quanto zoccolo duro della Sinistra a causa della sua forte matrice operaia e antifascista (nonché città di Sandro Pertini), fosse stata scelta dagli estremisti di Destra come “città laboratorio” per testare la reazione di una popolazione così politicizzata di fronte a una situazione tale di stress psicologico.

Sandro Pertini in visita alle scuole Guidobono pochi giorni dopo l'attentato terroristico.
Sandro Pertini in visita alle scuole Guidobono pochi giorni dopo l’attentato terroristico.

La psicosi dilagò, ma il panico non vinse. I cortei spontanei (circa 30.000 persone assistettero a un comizio antifascista in Piazza Saffi, come documentato da un servizio RAI trasmesso allora dal rotocalco Tv7), le “ronde” improvvisate dai ragazzi delle scuole, da semplici cittadini nei quartieri, dagli operai delle fabbriche attorno agli stabilimenti, spezzarono questo tentativo eversivo. L’esperimento fallì. La gente non si chiuse in casa terrorizzata, ma uscì fuori. E tra i più agguerriti in campo contro i terroristi ci furono proprio i dipendenti dell’Italsider, che fecero di tutto per portare avanti le pratiche legale atte a ricercare un colpevole.

SDEGNO UNANIME E SGOMENTO MA NESSUNO HA INCHIODATO I RESPONSABILI

Non vi è un caso simile da nessun altra parte in Europa. Qualcuno sostiene che nemmeno la Belfast degli anni Ottanta-Novanta è paragonabile al novembre di sangue di Savona per intensità degli attacchi.

La reazione determinante della popolazione savonese a 40 anni di distanza offusca però il tentativo di ricostruire le dinamiche terroristiche. Il processo è naufragato e nessuna forza politica sembra impegnarsi per riaprire il caso.

Negli anni infatti le indagini giudiziarie non approdarono a nulla. Nessun colpevole. Ma se la Giustizia era ed è impossibilitata a ricercare i responsabili per mancanza di prove certe, la Storia ha altri modi di assolvere o condannare. Alla verità storica infatti non si arriva necessariamente seguendo piste, pedinando sospetti, esaminando reperti o confrontando impronte digitali.

Scuole Guidobono: le autorità e le forze dell'ordine sul luogo dell'esplosione.
Scuole Guidobono: le autorità e le forze dell’ordine sul luogo dell’esplosione.
Il palazzo di Via Giacchero sventrato dall'esplosione che uccise Fanny Dallari.
Il palazzo di Via Giacchero sventrato dall’esplosione che uccise Fanny Dallari.
I pompieri evacuano gli inquilini del palazzo di Via Giacchero.
I pompieri evacuano gli inquilini del palazzo di Via Giacchero.
I primi soccorsi in Via Giacchero.
I primi soccorsi in Via Giacchero.

La Storia analizza se stessa. Ecco così che i tentativi di colpo di stato, l’organizzazione segreta Gladio, gli scandali politici che hanno coinvolto la città agli inizi degli anni Ottanta, finanche il caso della loggia massonica P2 non vengono interpretati come elementi indipendenti di diverse fasi del decorso storico, ma un unico sostrato in cui indagare pazientemente, come archeologi tra i sedimenti; un sostrato in cui le sorti di queste vicende si sono intersecate le une alle altre. Un’interessante, quanto poco conosciuta, ricostruzione di questo tipo fu scritta dall’avvocato Carlo Trivelloni nel 1983 con l’emblematico titolo “La loggia P2 e le bombe di Savona”.

Corteo antifiascista durante la visita di Sandro Pertini.
Corteo antifiascista durante la visita di Sandro Pertini.
Pertini nella "sua" Savona, accolto calorosamente dalla folla.
Pertini nella “sua” Savona, accolto calorosamente dalla folla.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini in visita a un ferito.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini in visita a un ferito.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini conforta un ferito grave.
Vecchio Ospedale San Paolo: Pertini conforta un ferito grave.

La presenza di Edgardo Sogno in latitanza a Savona in seguito al suo tentativo di colpo di stato (il cosiddetto “golpe bianco”), la presenza di una forte concentrazione di poteri forti che nel 1983 si sarebbe palesata con lo scandalo giudiziario che coinvolse Alberto Teardo (capo Psi di Savona e Presidente della Regione Liguria) considerato un prequel della futura Tangentopoli, l’esistenza di una base militare USA a Pian dei Corsi, sulle alture di Calice Ligure, che secondo alcune illazioni conservava nelle sue viscere di cemento armato testate nucleari, tutto ciò alimentò e alimenta il mito di intrighi inquietanti a scapito dei cittadini-cavie.

UNA CITTA’ TENACE MA DALLA MEMORIA CORTA

Un triste primato, quello di Savona, che però la cittadinanza non sembra ricordare. E non solo e non tanto le giovani generazioni, quanto tutti coloro che superati gli “anta” da qualche tempo hanno vissuto sì la giovinezza tra gli scioperi, le contestazioni, i cortei e i fumogeni ma che di fatto non sono stati coinvolti più di tanto dal dramma. Tutto è poi scivolato via dalla memoria, travolto dall’onda emotiva dei fatti della vita di tutti i giorni.

Di tutto l’orrore di quei giorni è rimasta solo una stele, conficcata in un’aiuola compresa tra Via XX Settembre e Corso Tardy e Benech, a ricordare l’anziana Fanny Dallari, unica vittima degli attentati, perita all’ospedale dopo essere stata coinvolta nell’esplosione di Via Giacchero.