L’ETA’ DEL FERRO

L’ETA’ DEL FERRO

Tra interviste e Super8, nella primavera 2013 abbiamo fatto rivivere la mitica parabola industriale che per centocinquant’anni ha caratterizzato Savona e il suo territorio. L’ILVA – “Tardy e Benech” prima e Italsider poi, con la statalizzazione del settore siderurgico negli anni Sessanta – è infatti la protagonista di un documentario, L’età del ferro, realizzato da Diego Scarponi del laboratorio audiovisivo Buster Keaton del Campus universitario di Savona assieme a diversi collaboratori, tra i quali vanno annoverati alcuni studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione.

In un delicato periodo storico in cui ILVA è sinonimo, a ragione, di morte e malattia, il documentario mostra come l’entusiasmo che fino a pochi decenni fa accompagnava la vita lavorativa di un’intera comunità, orgogliosa di ospitare un tale sito industriale che ne caratterizzava perfino i ritmi, si sia persa nell’indifferenza, cancellata, rimossa dalla memoria collettiva.

letadelferro

Il lavoro ricostruisce il rapporto intercorso tra la fabbrica e la città per un lungo lasso di tempo: dall’unità d’Italia alla prima guerra mondiale, dal fascismo alla resistenza, per poi passare alla crisi del settore negli anni Cinquanta, all’irizzazzione del decennio successivo, alle lotte operaie e sindacali negli anni Settanta durante la terribile fase degli attentati terroristici a Savona, per arrivare fino alla chiusura nel 1994.

Una vera e propria epopea dell’acciaio che è al contempo storia della cittadinanza savonese e storia d’Italia. Un importantissimo documento storico frutto di anni di lavoro che, – grazie alla collaborazione di alcuni ragazzi del Corso di Scienze della Comunicazione – ha finalmente preso forma ed ha contribuito all’arricchimento del bagaglio documentario di una città già al centro della Storia con la maiuscola.

Testimonianze orali, documenti d’archivio, vecchi e logori scatti amatoriali, precisi resoconti sindacali, vivaci e ridondanti articoli di giornale… tutto ha concorso alla realizzazione di questa vera e propria indagine da detective che ha voluto ricercare fin nei più minuti aspetti del quotidiano l’atmosfera di un mondo operaio scomparso, legato all’attività di fabbrica e supportato da un’ideologia diffusa che si mostrava con scioperi, cortei e iniziative di mutuo soccorso.

Ci siamo resi conto che la memoria è corta: la fabbrica che fino a pochi anni fa dava lavoro a un buon numero di savonesi non solo è sparita dal mercato ma perfino dalla memoria. Ci siamo chiesti come è stato possibile: certo, oggi al posto del grande casermone degli uffici e dei capannoni c’è il contestato Crescent, i parcheggi, i depositi del porto… ma questo non basta a spiegare questa così inquietante rimozione di massa. I ragazzi che oggi hanno venti-venticinque anni, come quelli che hanno collaborato al progetto, non sanno che lì in quel punto della darsena esisteva una fabbrica che nel suo momento d’oro offrì lavoro a 5000 persone.

Per questo, seguendo le parole di Eric Hobsbawn (l’autore del celebre saggio Il secolo breve), abbiamo cercato un perché… Ma l’unica risposta a questo quesito sembra fornirla la sociologia. Il mondo contemporaneo infatti, che tutto ingloba, fagocita e annette in un’instancabile frenesia è lo stesso che alla stessa velocità ricaccia ogni cosa nell’oblio. E vivere in un eterno presente sembra l’inevitabile condanna dell’uomo del Duemila, inconsapevole del passato e incerto sul futuro.

l'età del ferro

Duro lavoro, certo (incidenti, fumo, condizioni insopportabili erano l’immagine più evidente dell’attività che faceva da sfondo alle vicissitudini delle maestranze), ma anche cultura. “Dove ci sono state le grandi fabbriche c’è stato un grande risveglio culturale” afferma in una clip l’anziano operaio Mario Conterno, ed è quanto mai vero se si pensa che scultori del calibro di Consagra e Calder usufruirono di manodopera altamente specializzata dell’Italsider per realizzare alcune loro opere e che diversi scrittori – tra i quali spicca Italo Calvino – presero spunto ispirativo dalle brulicanti attività degli stabilimenti per imprimere sui tasti di una Olivetti, personali considerazioni sulla sorte dell’operaio italiano proiettato verso il XXI secolo.

Di parallelo allo sviluppo della siderurgia, ecco così dipanarsi davanti agli occhi dello spettatore spaccati di vicende che coinvolsero Savona: il primo piano urbanistico della città, lo nascita di avanguardie politiche anarchiche, socialiste e comuniste, le prime azioni squadriste, le rivendicazioni dinamitarde del Fascismo ormai al potere, le sfilate dei partigiani, gli scontri tra la celere e i più agitati operai… fino al terrore e alla paura del biennio 1974-75, quando Savona fu scelta come “città-laboratorio” da estremisti di destra che letteralmente la bombardarono disseminando panico, morte e distruzione; e infine alla chiusura, una volta che l’azienda privata OMSAV cessò l’attività definitivamente all’epoca in cui tramontava la Prima Repubblica.

Il pubblico in sala alla prima proiezione del documentario il 27 giugno al filmstudio

Il materiale video raccolto – decine e decine di interviste sia di operai, cittadini e impiegati, sia di politici, sindacalisti e uomini di cultura – è visibile sul canale youtube del Laboratorio Audiovisivo Buster Keaton e ad oggi rappresenta la più ricca banca dati storica di questo genere presente in rete riguardante il territorio savonese.
Un’opera di grande valore culturale che certamente potrà interessare i savonesi ma, più in generale, tutti coloro che sono convinti che l’industria sia al contempo prodotto e causa delle sorti umane.

Dopo aver chiuso la stagione cinematografica del Nuovofilmstudio nell’estate 2013, il documentario “L’età del ferro” ha fatto il giro delle società di mutuo soccorso, delle bocciofile e dei circoli operai del savonese per essere pienamente goduto dal pubblico della città della Torretta.

Il documentario, reduce già da alcune proiezioni in giro per la Liguria, fino ad oggi ha avuto un riscontro di pubblico molto buono. A Genova è stato presentato fuori concorso al Genova Film Festival riscuotendo un ottimo riscontro e una invidiabile accoglienza ed è approdato anche al Festival Cinematografico di Mantova dove è stato visionato dal critico cinematografico Tatti Sanguineti.   

Il film è stato anche richiesto dalla Cineteca di Bologna e dall’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), ovvero due importantissimi archivi nazionali, per essere inserito nel loro database.

Il progetto è stato patrocinato dalla Fondazione A. De Mari di Savona. Media partner del progetto è stato “Il Secolo XIX”.

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Laboratorio Audiovisivi Corso di Scienze della Comunicazione – Università degli Studi di Genova

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